giovedì 28 maggio 2026

Italia-India e i nuovi accordi del Partenariato Strategico Speciale – 3: La “sicurezza” al servizio della repressione contro il proprio popolo

  

Le implicazioni dell’accordo Italia-India secondo il Partenariato Strategico Speciale sono davvero tante e con effetto di lunga durata e riguardano tutti gli aspetti economici e politici e militari perché dallo scambio ognuno ha da guadagnare secondo i propri interessi.

L’Italia imperialista è alla ricerca innanzi tutto di un mercato abbastanza grande per poter smerciare i propri prodotti, e l’esportazione è attualmente vitale per la produzione industriale in questo paese dove le percentuali sono infime; perfino il Fondo Monetario Internazionale in questi giorni conferma la “crescita” dell’0, 5% anche per il 2027!!! Poter continuare a fare profitti in questi momenti di crisi internazionale - cronica per l’imperialismo - è l’aspetto principale dunque.

Questi profitti comunque provengono dall’investimento dei capitali finanziari, investimenti diretti esteri (IDE) sia in prestiti diretti che nelle industrie con il relativo sfruttamento della forza-lavoro, ma anche comprando buoni del tesoro e ricavandone un interesse che di fatto strozza sempre i paesi che li ricevono e che spesso non riescono mai più a ripagare la somma iniziale e devono vita natural durante continuare a pagare interessi…

Questa possibilità di continuare a fare profitti va messo in sicurezza, secondo l’Accordo firmato tra i due Paesi. In sicurezza rispetto all’esterno e all’interno, rispetto al pericolo rappresentato da altri paesi e rispetto alla possibilità di rivolta dei lavoratori e delle masse che mettono in discussione i “piani di sviluppo” orchestrati dai governi e che da queste politiche e da questi accordi vengono pesantemente colpiti.

E infatti a questo tipo di sicurezza è dedicato un pezzo dell’Accordo con i punti 20, 21 e 22. 

Sicurezza

20. I due leader hanno condannato fermamente il terrorismo e l'estremismo violento in tutte le loro forme e manifestazioni, incluso il terrorismo transfrontaliero. I due leader hanno condannato

fermamente l'attacco terroristico di Pahalgam del aprile 2025 e hanno ribadito il loro impegno a cooperare nel combattere contro terroristi e gruppi terroristici e i loro affiliati, compreso quelli elencati dal regime di Sanzioni 1267 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Hanno invitato tutti i paesi a continuare a lavorare verso l'eliminazione dei rifugi e delle infrastrutture per i terroristi, interrompendo le reti terroristiche e combattere il finanziamento del terrorismo, secondo le linee guida della Financial Action Task Force. Entrambi i leader hanno ribadito il loro impegno a collaborare presso l'ONU, il FATF e altre piattaforme multilaterali.

21. Entrambi i leader hanno accolto con favore la prima riunione della Task Force Permanente tra l'India e Italia sul contrasto al finanziamento del terrorismo e il prossimo incontro del Gruppo di Lavoro Congiunto sul Controterrorismo.

22. Entrambi i leader hanno accolto favorevolmente la conclusione di un MoU tra la Guardia di Finanza italiana e la Direzione per l'Applicazione della Legge dell'India attendendo con interesse la pronta conclusione dell’Accordo sullo Scambio e la Protezione Reciproca delle Informazioni Classificate e l'Accordo sul rafforzamento della Cooperazione della Polizia. Hanno inoltre accolto con favore le discussioni in corso su altri accordi tra cui il Trattato di Estradizione e il Trattato di Mutua Assistenza Legale.

Per la borghesia di ogni paese tutto ciò che mette in pericolo il suo dominio di classe è terrorismo o estremismo violento in tutte le loro forme e manifestazioni. Questo concetto allarga all’infinito il campo di intervento dei vari governi della borghesia (concetto che è stato condannato da diversi organismi internazionali per la difesa dei diritti umani).

E infatti, dai paesi imperialisti come l’Italia ad ogni altro paese si fanno leggi sempre più apertamente fasciste soprattutto per impedire che le masse possano rivendicare apertamente in piazza condizioni di vita migliori. Il governo italiano con a capo la fascista Meloni è diventato un “esempio” visto che in questi quattro anni di governo, creando ad arte un’atmosfera di “emergenza permanente” ha sfornato ben 4 decreti sicurezza (appunto!).

L’India, da parte sua, ha già delle leggi da stato di polizia e da stato fascista come L’UAPA Unlawful Activities Prevention Act (“Legge di prevenzione delle attività illegali”) del 1967! Proprio l’anno dello scoppio della rivolta armata dei contadini di Naxalbari. Una legge applicata da allora e che ha portato nelle carceri migliaia di attivisti politici, nonché persone “normali” che lottano per affermare i propri diritti. Ma allo stato indiano tutto questo non è bastato per mettersi in “sicurezza” e quindi ha affiancato a queste leggi delle Operazioni speciali con i nomi più variegati (l’’ultima si chiama Operazione Kagar) per mettere fine ad ogni ribellione.  

E proprio su questo, sui modi della repressione, i firmatari dell’Accordo, con il capitolo sulla sicurezza cercano una reciproca legittimazione. Per Narendra Modi questa legittimazione è di importanza fondamentale visto che da un lato sta portando avanti una guerra contro il Pakistan per il controllo del Kashmir colpendo duramente le popolazioni locali, e dall’altro lato un genocidio interno innanzi tutto contro le popolazioni adivasi, oltre che su lavoratori, intellettuali, studenti… delle città, definiti tutti insieme “maoisti urbani”.

Ma su questo il governo fascista indù di Modi si era già portato avanti con il sostegno attivo sia in armi sofisticate che in “consulenza” del nazisionismo israeliano. E a proposito di metodi di repressione si deve notare che in questo accordo c’è anche l’insistenza sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che oltre ad essere uno strumento che agli occhi della borghesia stimolerà ulteriormente la produttività (che in definitiva significa tagliare forza-lavoro e quindi salari con la sostituzione di altre macchine) è uno strumento utilizzato per il controllo sociale preventivo.

Quindi al di là del linguaggio che vuole sembrare neutrale del capitolo sulla “sicurezza”, il vero intento dei due firmatari, ribadiamo, è quello di mettere in sicurezza profitti e interessi; mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento, soprattutto quelle del petrolio e del gas; mettere in sicurezza il “corridoio IMEC” in contrapposizione con la via della seta cinese…

È per questo che per l’ineffabile ministro degli Esteri italiano Tajani l’India è un “partner prioritario”, “fondamentale per la stabilità dell’Indo-Pacifico e per la sicurezza internazionale”, oltre che “la più grande democrazia del mondo”. E proprio dietro la copertura della “democrazia” si cela la duplice complicità del governo Meloni con il governo Modi: quando sostiene la guerra contro il Pakistan, ma soprattutto quando sostiene il genocidio del fascista indù Narendra Modi contro il proprio popolo.

mercoledì 27 maggio 2026

Italia-India e i nuovi accordi del Partenariato Strategico Speciale – 2: Rafforzare l’apparato della guerra

 


Durante l’incontro che ha portato all’accordo firmato dalla Meloni e da Modi il 20 maggio scorso chiamato Partenariato Strategico Speciale, il più alto grado di cooperazione e relazioni diplomatiche, i due capi di governo hanno tenuto a ripetere che l’interscambio tra i due Paesi aumenterà dagli attuali 14 miliardi a 20 miliardi. A questo notevole incremento non può che contribuire in buona parte l’interscambio nell’ambito del settore della “difesa” e cioè di tutto quello che riguarda le armi. Da un lato questo viene detto esplicitamente nella dichiarazione congiunta finale dell’incontro che comprende i punti 17, 18 e 19 e che riportiamo:

Difesa

17. Entrambi i Primi Ministri hanno espresso soddisfazione per l'approfondimento della cooperazione nella difesa, anche attraverso scambi ministeriali, legami tra i servizi, visite in porto, e hanno accolto l'adozione di una Dichiarazione Congiunta di Intenti e di una Roadmap per l'Industria della Difesa che promuoverà collaborazioni per la cooperazione tecnologica, la co-produzione e il co-sviluppo progetti tra cui elicotteri, piattaforme navali, armamento della marina e per la guerra elettronica.

Hanno inoltre riconosciuto l'importanza di proteggere le infrastrutture critiche e le relative catene di approvvigionamento attraverso il rafforzamento della resilienza industriale.

18. Le due parti hanno concordato di esaminare la fattibilità di istituire un dialogo strutturato annuale di alto livello militare, che integra il lavoro del Comitato Congiunto per la Difesa e del Gruppo di Cooperazione Militare, e promuovere esercitazioni congiunte e corsi interforze.

19. Entrambi i leader hanno concordato di avviare un Dialogo sulla Sicurezza Marittima, con l'obiettivo di aumentare la cooperazione in materia di sicurezza marittima, coordinamento e scambio di informazioni e buone pratiche nel dominio marittimo.

 

Come si vede  si tratta di un accordo di collaborazione militare a tutto campo. Se da un lato questi accordi vanno trasformati in documenti più specifici per essere applicati, dall’altro spesso ci sono parti che rimangono segrete e per cui non si può davvero comprendere fino a che punto arriva la “collaborazione” e a quantificare quanto sarà l’impegno reale in termini di finanziamento.

Questi accordi sulla difesa, riporta un quotidiano online “sono stati sottoscritti dal ministro della Difesa Guido Crosetto e dal ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar nell’ambito del vertice bilaterale che ha sancito l’elevazione delle relazioni tra i due paesi al rango di Partenariato strategico speciale … Gli accordi si inseriscono a loro volta nel più ampio quadro del Piano d’azione strategica congiunta 2025-2029, adottato dai due leader a margine del G20 di Rio de Janeiro di novembre 2024, e si collocano in un percorso di relazioni bilaterali in progressiva intensificazione negli ultimi anni, con la presenza di Modi al G7 in Italia nel giugno 2024 e la visita di Meloni in occasione del G20 in India del 2023.”

Esistevano già, quindi, un Piano d’azione strategica congiunta 2025-2029, un Comitato Congiunto per la Difesa e un Gruppo di Cooperazione Militare, ai quali si aggiunge questo ultimo accordo. Tutto questo mostra quanto grande sia l’interesse dell’imperialismo italiano per i rapporti con il colosso indiano.

“Sul piano industriale – continua l’articolo - le relazioni tra i due Paesi sono già da tempo in via di consolidamento. Leonardo e Adani Defence & Aerospace, società del conglomerato indiano Adani Group, hanno siglato un memorandum d’intesa per sviluppare in India un ecosistema industriale integrato nel settore elicotteristico per rispondere alla domanda delle Forze armate indiane attraverso piattaforme come l’AW169M e l’AW109 TrekkerM, prevedendo una progressiva localizzazione produttiva e delle attività di manutenzione, supporto logistico e addestramento. Nel settore della guerra elettronica, anche ELT Group è presente nel subcontinente, in linea con la crescente attenzione di Nuova Delhi verso questo tipo di capacità.

“Sul fronte navale, Fincantieri ha più di un dossier aperto in India. La controllata Wass Submarine Systems ha ottenuto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 commesse di rilievo dalla Marina indiana nel settore dei sistemi subacquei. Ha inoltre stretto accordi di cooperazione strategica con Cochin shipyard limited (Csl), il principale costruttore navale pubblico indiano, finalizzati allo sviluppo congiunto di programmi cantieristici, alla cooperazione tecnologica e al rafforzamento delle capacità industriali nel settore navale.

“Nella componentistica critica, il gruppo bolognese Poggipolini ha recentemente acquisito una quota di maggioranza dell’indiana Aero Fasteners, con l’obiettivo di rafforzarne il posizionamento nel mercato dei sistemi di fissaggio ad alta affidabilità destinati ai comparti strategici. Sul versante della supply chain aerospaziale e della difesa, Ala Group, attivo nel campo della logistica avanzata, ha sottoscritto un memorandum d’intesa con Tvs Supply Chain Solutions per collaborare nel mercato indiano dell’aerospazio e della difesa, stimato in circa 28 miliardi di dollari, con particolare attenzione ai programmi di offset e localizzazione industriale collegati alle future commesse della difesa indiana.”

Elicotteri, navi militari guerra elettronica e cioè Leonardo S.p.A., Fincantieri ed ELT Group da parte italiana, in prima linea tra le circa 1000 imprese presenti in India. Multinazionali sotto il controllo dello Stato italiano, direttamente o indirettamente, che soprattutto in questi anni di guerre stanno accumulando enormi quantità di profitti.

Anche le multinazionali di Ambani e Adani, i due amici stretti di Modi, gli uomini più ricchi dell’India con un patrimonio di circa 100 miliardi a testa, sviluppano entrambi sistemi d’arma e fanno profitti enormi.

Il governo indiano del fascista indù Modi ha la necessità di rafforzare ancora di più tutto il suo apparato militare e di allargare le sue alleanze in vista degli scontri con i paesi confinanti (Pakistan Cina…), ma anche di una partecipazione ad un possibile conflitto mondiale.

Anche il governo italiano, guidato dalla fascista Meloni, procede speditamente verso il riarmo completo, impegnando tutte le capacità produttive che assorbono sempre finanziamenti all’interno di quella che diventa ogni giorno di più un’economia di guerra.

martedì 26 maggio 2026

Italia-India e gli accordi del nuovo Partenariato Strategico Speciale - 1

 

Il 20 maggio scorso la fascista Giorgia Meloni attuale capo del governo italiano ha accolto il fascista indù Narendra Modi a Roma per un incontro che tutti e due hanno definito storico.

Le frasi zuccherose che hanno caratterizzato tutto l’incontro del duo Melodi, vengono inserite nel giusto contesto dalla sintesi, per così dire, che in una intervista fa l’attuale ministro degli Esteri Tajani parlando chiaro di cosa vedono le imprese in questo incontro: “Le imprese indiane vedono sempre più l’Italia come porta d’accesso alle tecnologie e ai mercati europei, mentre le aziende italiane considerano l’India non soltanto una destinazione per l’export, ma anche un hub strategico per produzione e ricerca e sviluppo all’’interno delle catene globali del valore”.

Ma già a premessa dell’incontro i due avevano siglato un editoriale a quattro mani sul Times of India nel quale mettono in mostra in maniera enfatica le loro “visioni” che dovranno diventare realtà a seguito della firma dei vari accordi. Il titolo dell’editoriale: “India e Italia, un’alleanza più forte che guarda al futuro: tecnologia, energia e valori comuni per ridisegnare gli equilibri globali” è abbastanza pretenzioso visto che con questo accordo si vogliono addirittura “ridisegnare gli equilibri globali”! Ma se l’India, prossima “terza potenza economica del mondo” dopo Stati Uniti e Cina come pronosticano tutti gli esperti economici, entra di sicuro nel campo di quelli che possono determinare gli “equilibri mondiali”, l’imperialismo italiano, invece in profonda crisi, con un’economia a crescita zero e priva di peso politico a livello internazionale, non può aspirare a questo ruolo e si propone quindi come Paese centrale nel corridoio “Indo mediterraneo” e per i rapporti con l’Africa con il Piano Mattei.

L’ampollosa retorica borghese applicata in particolare a questo tipo di incontri permea tutto l’editoriale, secondo cui questi “legami si sono ampliati con uno slancio senza precedenti” (le parole “storico”, “senza precedenti”.. si sprecano) fino ad arrivare alla decisione di creare un  “Partenariato Strategico Speciale” che sarebbe “fondato sui valori di libertà e democrazia, nonché su una visione comune del futuro.”


I “valori di libertà e democrazia” in Italia significano marcia verso il moderno fascismo, formazione di uno stato di polizia che cerca di eliminare progressivamente i diritti in ogni campo della vita sociale, mentre in India significano già uno stato di tipo fascista che fa la guerra contro il proprio popolo… e questi aspetti della politica interna ed esterna (per esempio il sostegno di entrambi i paesi al nazisionismo israeliano) è la loro “visione comune del futuro”.

Si tratta insomma di quelle frasi che servono ad ingannare l’opinione pubblica e rendere accettabili gli accordi che si firmano. Naturalmente insieme a queste chiacchiere da contorno ci sono le frasi che vanno diritto a ciò che davvero interessa i due esponenti politici e cioè collaborare dal punto di vista economico, ognuno secondo i propri interessi, mettendo insieme i due “sistemi produttivi”. Da parte italiana c’è “…il design italiano, l’eccellenza manifatturiera e i supercomputer di livello mondiale” che sarebbero “l’espressione della posizione dell’Italia come potenza industriale” e per quanto riguarda l’India “la rapida crescita … il talento ingegneristico, la scala produttiva… e il suo ecosistema innovativo e imprenditoriale, che conta oltre 100 unicorni e 200.000 start-up.” L’“unicorno” è una start-up che ha raggiunto il milione di dollari di capitalizzazione: in Italia ce ne sono una decina!

Ad aiutare questa integrazione produttiva c’è il nuovo Accordo di Libero Scambio tra l’Unione Europea e l’India firmato il 27 gennaio di quest’anno che abbatte i dazi quasi al 100% su quasi tutti i settori. Accordo che vuole essere una risposta alla guerra dei dazi di Trump e che dovrebbe agevolare l’integrazione delle catene di approvvigionamento.

I nuovi rapporti tra Italia e India si riferiscono “con particolare attenzione a difesa e aerospazio, tecnologie pulite, macchinari, componenti automobilistici, chimica, farmaceutica, tessile, agroalimentare, turismo e altro ancora.” Tra questo altro ci sono i minerali strategici, le terre rare. In questo senso Modi e Meloni sottolineano “il crescente interesse delle imprese italiane per la produzione per l’India e la presenza sempre più significativa delle industrie indiane in Italia — che oggi superano quota 1.000 da entrambe le parti…”.

Oltre ai settori già menzionati viene sottolineata come fondamentale la difesa - e cioè tutto ciò che concerne il settore militare - e la sicurezza, con la quale si intende tutto ciò che concerne la repressione di ogni opposizione politica e sociale, e infine l’energia con il rafforzamento del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC).

Nei prossimi articoli entreremo nel merito dei diversi aspetti di questi accordi a cominciare dal settore della “difesa”.

mercoledì 20 maggio 2026

contro la visita di Modi fascista e genocida verso le popolazioni adivasi e i maoisti - contro la sua amica e complice Meloni - denuncia e internazionalismo proletario

a sostegno delle lotte operaie e popolari in India a sostegno della guerra popolare e il PCI(maoista)

il regime di Modi, dopo l'imperialismo americano, è il principale sostenitore nel mondo dello Stato sionista d'Israele, di cui condivide ideologia e prassi genocida, espressa in un clamoroso discorso fatto da Modi in occasione della sua andata in Israele fatto alla Knesset, per di più condito delle ultime notizie sul regime indiano che ha messo a disposizione 10.000 lavoratori per sostituire i lavoratori palestinesi o i lavoratori arabi che lavorano in Israele e mantengono, come manodopera sfruttata, il regime e l'economia israeliana che li hanno colpiti oltre che con il genocidio, i massacri, anche con il fatto che tanti di questi lavoratori non hanno potuto più lavorare nello Stato sionista di Israele e questi lavoratori sono stati sostituiti da lavoratori provenienti da altri paesi, in particolare dai paesi asiatici, e l'India ha avuto un ruolo importante.

Ma l'India in queste ultime settimane ha fatto di più, ha annunciato come gli ebrei indiani possono trasferirsi in Israele e partecipare al piano di colonizzazione/annessione della Cisgiordania, cosa che nessun paese al mondo ha fatto, e parliamo del più grande paese del mondo che è attualmente l'India per popolazione, un anello chiave della contesa interimperialista, delle alleanze interimperialiste operanti sul terreno della guerra. E sappiamo pure come il regime di Modi sia strettamente legato, anche con un corridoio (IMEC) che punta ad aggirare le difficoltà delle rotte commerciali, delle vie del petrolio, delle vie della seta di matrice cinese, che comprende il passaggio di queste rotte e linee commerciali, dall'India a Israele, dall'Israele all'Italia, che è quindi è una una porta d'ingresso importante per tutta l'Europa imperialista.

dalla grande manifestazione di milano 16 maggio allo sciopero del 29 maggio, passando dalla mobilitazione contro la visita di Modi

 


contro la visita di Modi e la complicità Modi/Meloni nel genocidio della Palestina - in corso mobilitazione

 




 


lunedì 11 maggio 2026

Comunicato della Rivista Nazariya messa al bando dal governo fascista hindutva di Modi: Che la rivoluzione indiana continui

 Che la rivoluzione indiana continui

Un mese dopo che il Vecchio Stato indiano ha dichiarato il 31 marzo la "fine del maoismo" nel paese, sono apparsi graffiti rivoluzionari nella capitale Delhi. Per rispettare questa scadenza autoimposta, lo Stato ha scatenato tattiche militari contro il popolo indiano negli ultimi due anni. Migliaia di adivasi/indigeni sono stati uccisi, feriti o sfollati dalle loro terre tradizionali, con lo Stato e i capitalisti burocrati che hanno usato questa attività per accaparrarsi terre. Nelle città, la repressione contro lavoratori e attivisti si è notevolmente intensificata, con l'opposizione di base allo Stato fascista indù trattata come motivo di prigionia e tortura.

All'inizio di marzo, 12 attivisti sono stati rapiti e torturati dall'Agenzia Nazionale d'Investigazione Indiana in collaborazione con la Polizia di Delhi. Molti di questi attivisti hanno fatto parte dell'appello internazionale a fare del 28 marzo una giornata internazionale di azione contro l'Operazione Kagar e il bottino imperialista. Nonostante la repressione subita dai compagni, rivoluzionari di tutto il mondo si sono mobilitati per mostrare solidarietà con il popolo e attivisti che affrontavano i continui attacchi del Vecchio Stato indiano. Al momento della liberazione, questi attivisti hanno rilasciato una dichiarazione che ha riaffermato la loro determinazione a continuare la lotta:

In tempi di profonda crisi ideologico-politica-organizzativa e di battuta d'arresto del movimento Rivoluzionario per la Nuova Democrazia, Nazariya rappresenta un mezzo importante per approfondire la nostra chiarezza ideologica e riaffermare il nostro impegno a lottare sul cammino della Rivoluzione di Nuova Democrazia fino alla vittoria finale. Lo stato indiano rafforza ulteriormente la nostra convinzione ogni volta che tenta di reprimere il nostro movimento e la nostra organizzazione. Perciò, ripetiamo quanto detto nella nostra dichiarazione di ottobre 2025 — continueremo a pubblicare la nostra rivista a qualunque costo, e non ci piegheremo mai di fronte alla repressione statale.

Tenendo questo in mente, le immagini qui sotto sono un'affermazione che la repressione non fa che generare più resistenza finché le persone oppresse e sfruttate non ottengono la vittoria finale. Nonostante tutte le affermazioni di aver posto fine alla Rivoluzione Indiana da parte del Vecchio Stato, è chiaro che rivoluzionari, attivisti e lavoratori in India continueranno sempre di più a seguire la via della Rivoluzione di Nuova Democrazia. Nelle parole del nostro collaboratore anonimo: Il sangue dei guerrieri del popolo caduto nutrirà la guerra del popolo!

 

Dichiarazione congiunta che condanna la detenzione e la tortura illegali degli attivisti a Delhi - FACAM

 

 

Dichiarazione congiunta che condanna la detenzione e la tortura illegali degli attivisti a Delhi

24 marzo 2026

Stiamo ripubblicando una dichiarazione congiunta condivisa con noi dal Forum Contro la Corporativizzazione e la Militarizzazione riguardo alla repressione statale in corso che stanno affrontando. Gli arresti ripetuti, le detenzioni, le torture e i processi usati contro questi attivisti sono inaccettabili e li condanniamo come un altro esempio degli attacchi fascisti dello stato indiano contro qualsiasi forma di dissenso. Incoraggiamo chiunque sostenga il diritto al dissenso, all'attivismo e alla lotta a tendere la mano a firmare questa dichiarazione in segno di solidarietà.


Recentemente, la cellula speciale della polizia di Delhi ha effettuato una serie di rapimenti illegali e torture di vari studenti, dirigenti della lotta per i diritti dei lavoratori, direttori di una rivista politica e attivisti anti-sfollamento a Delhi. A partire dal 12 marzo, vari attivisti furono rapiti dal personale della cellula speciale di Delhi in abiti civili e portati nel loro ufficio nella colonia Nuovi Amici, dove furono sottoposti a vari atti di tortura e umiliazione fisica, sessuale e psicologica da parte della polizia della cellula speciale. Le persone prese di mira includono gli attivisti studenteschi Akshay, Dristy, Gaurav, Ilakkiya, Kiran, il direttore della rivista Nazariya Rudra, gli attivisti per i diritti dei lavoratori Shiv Kumar e Manjeet, gli attivisti anti-sfollamento Baadal ed Ehtmam. L'attivista sociale Aman, che era venuto a Delhi per presentare un habeas corpus per Manjeet, è stato anch'egli scelto dalla polizia in un chiaro tentativo di ostacolare i processi giudiziari.

Shiv Kumar è stato sottoposto a brutali percosse, è stato appeso a testa in giù e costretto a fornire false testimonianze sotto la minaccia della sua eliminazione. Rudra e Gaurav furono costretti ad atti osceni in custodia e sottoposti a molteplici forme di tortura fisica e sessuale, umiliazione e tortura psicologica. Kiran, Akshay, Rudra e Manjeet furono picchiati con cinghie di cuoio e gomma e sottoposti a insulti, trattamenti umilianti e violenza sessuale. Rudra fu minacciato di falso scontro e stupro. Ehtmam fu brutalmente picchiato e sottoposto a insulti islamofobi e torture psicologiche. Ilakkiya, Baadal e Dristy furono sottoposti a torture fisiche e psicologiche e a insulti patriarcali. Tutti questi attivisti, tranne Rudra, sono stati rilasciati nelle prime ore del 15 marzo. Rudra è stato rilasciato intorno a mezzogiorno del 15 marzo. Tutti furono costretti a firmare fogli e avvisi in bianco prima di essere rilasciati dalla custodia illegale.

Va notato che tra gli attivisti rapiti, diversi di loro hanno subito torture fisiche, sessuali e psicologiche simili da parte della cellula speciale lo scorso luglio. Baadal, Ehtmam, Gaurav e Rudra furono rapiti in modo simile e torturati. Hanno ancora flashback, attacchi di panico e problemi psicologici ricorrenti di quel periodo. Shiv Kumar è stato anche sottoposto a torture di terzo grado durante la protesta degli agricoltori nel 2021 – un caso ancora in corso presso l'Alta Corte di Chandigarh. Gli è stato diagnosticato il PTSD a causa delle torture subite in precedenza ed è in trattamento per la stessa cosa. Akshay, Ilakkiya e Kiran erano stati incarcerati in modo antidemocratico per un mese per aver partecipato alle proteste per l'inquinamento atmosferico all'India Gate lo scorso novembre. Anche allora erano stati brutalmente picchiati dalla polizia.

La polizia della cellula speciale ha affermato che gli interrogatori illegali sono avvenuti per un caso di persona scomparsa di Vallika Varshri, ex direttrice della rivista Nazariya, che in realtà è una montatura. La stessa Vallika comparve davanti a un tribunale di Delhi il 16 marzo e testimoniò che, da adulta, aveva effettivamente lasciato casa e tagliato i contatti con la famiglia da sola e che nessuno l'aveva costretta a farlo. Il rapimento segnalato, la detenzione illegale e le torture fisiche, sessuali e psicologiche in custodia costituiscono gravi violazioni della costituzione indiana, della Legge sulla Protezione dei Diritti Umani e degli obblighi dell'India ai sensi del diritto internazionale. Le linee guida DK Basu, stabilite dalla Corte Suprema dell'India nel 1997, vietano qualsiasi detenzione illegale da parte della polizia. Dice che la polizia deve indossare un distintivo d'identificazione, fornire un promemoria di arresto firmato, permettere alla persona di informare un parente, permettere alla persona di richiedere assistenza legale e che ogni 48 ore vengano effettuate visite mediche sulla persona. Gli articoli 7 e 9 della Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (DUDU), firmata e ratificata dallo Stato indiano, vietano rispettivamente torture e trattamenti disumani, nonché detenzioni e arresti arbitrari. L'articolo 7 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICDPR) vieta anche qualsiasi tipo di tortura. Anche se lo stato indiano ha firmato ma non ratificato la Convenzione ONU contro la tortura, è comunque legalmente obbligato, ai sensi della DUDU e dell'ICCPR, a fermare qualsiasi tipo di tortura in custodia che abbia ripetutamente commesso.

Gli attivisti rapiti sono membri del Forum Against Corporativization And Militarization (FACAM) e delle sue organizzazioni costituenti. FACAM è una piattaforma congiunta di varie organizzazioni studentesche e giovanili, organizzazioni operaie, forum di insegnanti, intellettuali e democratici individuali, formata per opporsi alla guerra del governo indiano contro le persone condotta al servizio del capitale interno ed estero. La FACAM aveva recentemente lanciato l'appello a osservare la settimana anti-imperialista dal 23 al 31 marzo, commemorando l'anniversario del martirio di Bhagat Singh, Sukhdev e Rajguru il 23 marzo. FACAM aveva anche annunciato una Convenzione Popolare contro il Bottino Imperialista, che si terrà il 31 marzo. Lo stato indiano, utilizzando i suoi scagnozzi impiegati dallo stato, la polizia, ha sottoposto questi attivisti alla tortura come parte del suo più ampio tentativo di sopprimere qualsiasi voce democratica contro il saccheggio aperto delle multinazionali. Ciò riflette la natura profondamente marcia dell'apparato statale indiano che ha abbandonato ogni parvenza di condotta democratica, ha distrutto ogni pretesa dello stato di diritto, tutto in linea con l'affermazione aperta della sua ideologia brahminica Hindutva fascista, che sotto l'RSS-BJP è diventata l'ideologia statale de facto.

Smascherare il nesso Hindutva-multinazionale, il genocidio e lo spostamento degli Adivasi per facilitare il saccheggio aperto e senza ostacoli delle risorse viene trattato come un crimine e gli attivisti vengono puniti per questo. Nell'ambito dell'Operazione Kagaar, migliaia di persone, inclusi bambini, sono state massacrate equivalendo a un genocidio, sfollate e sottoposte a violenze brutali per facilitare l'accaparramento di terre, l'estrazione mineraria e l'estrazione di risorse da parte delle aziende transnazionali. Un'intensa militarizzazione sotto forma di dispiegamento di CRPF, CoBRA, DRG e forze di polizia, insieme a tecnologie importate da Israele come la sorveglianza con droni e i bombardamenti aerei, sono state utilizzate contro la popolazione contadina adivasi delle regioni ricche di risorse. I ribelli maoisti sono stati catturati, torturati e uccisi in scontri simulati, violando sia la Costituzione indiana che il diritto internazionale. FACAM si è opposta a questa guerra contro le persone. La repressione contro i membri del FACAM è un attacco al più ampio dissenso democratico alle politiche anti-popolo dello stato indiano. In effetti, l'attacco ai diritti democratici e all'ideologia progressista è stata l'essenza stessa dello schema Surajkund, che è un piano per consolidare uno stato indiano fascista brahmanico Hindutva, uno che servirebbe meglio gli interessi delle imprese.

Noi, le organizzazioni e gli individui sottoscritti, esprimiamo incraoolabile solidarietà con gli attivisti coinvolti. Condanniamo con la massima forza il rapimento illegale, la brutale tortura e aggressione, gli abusi sessuali, le minacce di stupro e l'umiliazione degli 11 attivisti appartenenti a varie organizzazioni per i diritti dei lavoratori, organizzazioni studentesche, una rivista politica e un forum anti-sfollamento. Invitiamo tutti gli organismi internazionali, i media e gli individui progressisti e democratici a condannare gli stessi e a chiedere giustizia.

Chiediamo quanto segue:

  1. Un'indagine rapida, trasparente e indipendente sui rapimenti e torture illegali. I responsabili devono essere ritenuti responsabili.
  2. I beni sequestrati illegalmente, inclusi dispositivi elettronici degli attivisti, vengano restituiti per garantire la protezione contro la manomissione degli stessi.
  3. Le camere di tortura illegali della Cellula Speciale della Polizia di Delhi devono essere smantellate con effetto immediato e tutte le attrezzature per la tortura sequestrate.
  4. Una fine immediata delle molestie contro gli attivisti in tutta l'India. Anche la loro sicurezza e il loro benessere devono essere garantiti.

Firmato,

Forum contro la corporativizzazione e la militarizzazione

Jal-Jangal-Jameen USA

Comitato Congiunto per Fermare la Repressione in India, Gran Bretagna

Nuovo Comitato Organizzativo del Lavoro

Comitato di Difesa del Popolo

Unione Studentesca Rivoluzionaria 

giovedì 7 maggio 2026

L'india di Modi, il principale appoggio nel mondo dopo gli USA del regime sionista genocida, partecipa alla colonizzazione della Cisgiordania

Silenzio assoluto in Italia da parte di tutti sui legami Modi/Netanyahu - sull'asse Netanyahu Modi Meloni

perchè?  

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Questa operazione è stata concordata in occasione della visita di Modi in Israele ed è fondata sul legame ideologico/teorico identitario tra il fascismo hindutva e il sionismo, enunciato  nel discorso di Modi alla Knesseth (nota della redazione)

 da Il Fatto quotidiano

L’operazione di “ingegneria demografica” di Israele: accolti 6mila indiani ebrei della comunità Bnei Menashe. Rischio nuove colonie in Cisgiordania

Mentre una fetta dei residenti lascia il Paese per le guerre permanenti di Netantyahu, il governo offre sussidi e incentivi per il gruppo religioso in arrivo dallo Stato asiatico. Costo dell'iniziativa: 30 milioni di 

Il governo israeliano ha lanciato una nuova operazione, questa volta non militare, ma comunque dalle conseguenze potenzialmente negative per i palestinesi della Cisgiordania. “Ali dell’alba”, è questo il nome sibillino scelto per contrassegnare il progetto di ingegneria demografica che ha come scopo l’ingresso in Israele di 6mila indiani della comunità Bnei Menashe. In questi giorni all’aeroporto Ben

Gurion di Tel Aviv sono arrivati i primi 240, segnando così l’inizio di un più ampio sforzo sostenuto dal governo di estrema destra di Netanyahu per completare l’aliyah (diritto al ritorno, legge che garantisce la nazionalità israeliana a tutti gli ebrei sparsi per il mondo) di questo gruppo. Israele ha destinato l’equivalente di 30 milioni di dollari per realizzare questa decisione, che potrebbe dare l’avvio alla creazione di nuove colonie nei territori occupati.

Si tratta di un’iniziativa congiunta guidata dal Ministero dell’Aliyah e dell’Integrazione e dall’Agenzia Ebraica. Altri voli sono previsti nelle prossime settimane per far arrivare circa 600 immigrati. Molti dei nuovi arrivati sono giovani famiglie che inizialmente si stabiliranno nei centri di accoglienza di Nof HaGalil, nel nord di Israele, in Galilea, dove alcuni si ricongiungeranno con parenti immigrati negli anni precedenti. I membri della comunità Bnei Menashe sono residenti negli stati di Mizoram e Manipur, nel nord-est dell’India. Secondo il piano, si prevede l’arrivo di circa 1200 immigrati aggiuntivi entro la fine del 2026 per arrivare al reinsediamento di circa 6mila membri della comunità entro il 2030.

L’operazione “Ali dell’Alba” fa seguito a una decisione governativa approvata a novembre, promossa dal Primo ministro, dal ministro dell’Aliyah e dell’Integrazione Ofir Sofer e da quello delle Finanze, l’estremista messianico Bezalel Smotrich. L’iniziativa mira sia a riunire le famiglie già presenti in Israele, sia a sostenere l’integrazione a lungo termine della comunità nella società israeliana. Nell’operazione sono coinvolti anche l’Autorità per la Popolazione e l’Immigrazione e l’Autorità per le Conversioni, nonché organizzazioni ebraiche internazionali e gruppi filo-israeliani. I nuovi immigrati sono stati accolti con una cerimonia alla quale hanno partecipato alti funzionari, tra cui Sofer, il presidente dell’Agenzia Ebraica, il generale di divisione (in pensione) Doron Almog, il presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale, Yaakov Hagoel, e il rabbino capo sefardita David Yosef.

Rivolgendosi ai nuovi israeliani, Sofer ha affermato: “Stiamo facendo la storia portando l’intera comunità di Bnei Menashe in Israele… Non c’è momento più appropriato e toccante per dare il benvenuto a un aereo pieno di immigrati subito dopo il 78° anniversario dell’indipendenza dello Stato. Benvenuti a casa”. Almog ha descritto il momento come parte della continua realizzazione della visione sionista. “L’aliyah è il motore di crescita dello Stato di Israele e ogni nuovo oleh è un faro di speranza”, ha detto, aggiungendo che la responsabilità si estende oltre l’arrivo, garantendo un’integrazione di successo e opportunità.

Intanto, molti israeliani stanno lasciando Israele dopo il 7 ottobre per il timore di vivere in un Paese in perenne stato di guerra a causa delle politiche del premier Benjamin Netanyahu e del suo governo che sta cercando in ogni modo di annettere la Cisgiordania. Coloro che se ne sono andati e coloro che stanno per farlo verranno dunque rimpiazzati dagli indiani della “tribù perduta”, ai quali lo stato garantisce sussidi e facilitazioni per ottenere un posto di lavoro. I Bnei Menashe discenderebbero dalla tribù di Manasse, una delle ‘Dieci Tribù Perdute’ esiliate dall’Impero Assiro durante il periodo del Primo Tempio. Cacciati dalla Terra d’Israele, furono dispersi verso est. Alla fine, i Bnei Menashe si stabilirono nelle remote colline degli stati nord-orientali indiani di Manipur e Mizoram, lontani da qualsiasi centro di vita ebraica. Lì, però, sono comunque riusciti a preservare elementi del loro credo, come la fede in un unico Dio, l’osservanza dello Shabbat e delle Grandi Festività.